Toscana: Una discarica in mare Vaccinati tutti i sub
Bottiglie e contenitori di plastica, mobili sgretolati, macchinari sempre più divorati dalla ruggine e quintali di cibo marcio. E poi oli, liquami e rifiuti organici. È l'immagine di una discarica, ricoperta da mosche, a cui non è possibile avvicinarsi tanta è la puzza. Lo hanno detto nei giorni scorsi anche i sommozzatori impegnati nelle ricerche: «non si sente sott'acqua, ma quando siamo in superficie l'odore è terribile». C'è una montagna di rifiuti all'interno del relitto della Costa Concordia, che se ne sta immersa nel mare del Giglio. «Il tempo gioca contro di noi» dice Giampiero Sammuri, appena nominato responsabile per la filiera dei rifiuti della nave, un altro commissario per l’emergenza dopo Gabrielli. La corsa contro il tempo non riguarda più soltanto il recupero del carburante ma anche quello dei detriti che sono dentro la nave. I serbatoi dovrebbero essere svuotati a partire da domani, grazie all'intervento dei tecnici dell'olandese Smit. Ma a preoccupare il responsabile è quella montagna di rifiuti. «Più il tempo passa più la contaminazione già in atto si intensificherà» continua Sammuri. L'emergenza ambientale l'ha dichiarata il commissario delegato al Giglio, Franco Gabrielli, già dai primi giorni dell'incarico. È bastato guardare i primi dati elaborati dall'Arpat, per vedere che in quel mare ci sono delle molecole inquinanti che fino a due settimane fa non c'erano. Prima del disastro del naufragio della Concordia, i valori in quelle acque erano pari a zero. Limpide, incontaminate. Oggi, invece, serve un monitoraggio quotidiano da parte dell'Arpat per tenere sott'occhio la situazione. L'agenzia tranquillizza in questo senso: «non si riscontrano fenomeni significativi di inquinamento dell'acqua». Lo scrive sul suo sito, chiarendo che «le sostanze che al momento si ritiene costituiscano la principale fonte di un potenziale grave inquinamento, tensioattivi e idrocarburi (detersivi e oli), risultano inferiori ai limiti di rilevabilità in tutti i punti di campionamento». La situazione però potrebbe cambiare molto rapidamente. «I dati dimostrano che c'è già una contaminazione in corso, seppur al momento non allarmante. - continua Sammuri - Ma la preoccupazione resta alta. Dobbiamo togliere i rifiuti dalla nave il prima possibile». Il rischio è che il mare del Giglio, con il passare dei giornilk, diventi una fogna. Manca un passaggio per iniziare a raccogliere i detriti: il piano rifiuti di Costa Crociere. La diffida, annunciata da Gabrielli, è già partita per la compagnia armatrice in modo che consegni il prima possibile la documentazione richiesta. «Spero che sia una questione di ore, al massimo un giorno» ha detto ieri Sammuri. Se questo non dovesse avvenire «interverrà un potere di surroga» ha spiegato il commissario. Perché le lancette corrono e quei rifiuti devono uscire dal mare. La pericolosità della situazione è dimostrata dal vaccino per il tetano, il tifo e l'epatite B fatto a tutti i sub impegnati nella ricerca. «Solo precauzione» ha detto Roberto Appiana, dirigente medico dei vigili del fuoco. Ma rende l'idea. Intanto, sempre ieri, Costa ha consegnato alla Protezione civile la lista di tutto il materiale caricato sulla nave. Stiamo parlando di centinaia di chili tra saponi e solventi, un numero imprecisato di quintali di cibo, arredamenti per un migliaio di cabine, oltre a slot machine, quadri (fatti di legno e vernici), banconi da bar e così via, all'infinito. «Una volta recuperati, dovremmo dividere i vari rifiuti per categorie e stoccarli per le loro caratteristiche» spiega Sammuri. Dove verranno stoccati resta ancora da decidere. Molto probabilmente sarà un capannone o un magazzino a Grosseto. Fino a quel momento, però, la montagna resterà là sotto, ai piedi del Giglio. «Non mi preoccupa la contaminazione in corso - dice il sindaco Sergio Ortelli. - Il detersivo viene smaltito e gli idrocarburi contenuti. È il danno ambientale se dovesse fuoriuscire il carburante che mi spaventa». Per il resto il sindaco è ottimista. «Una volta tolto il carburante, recuperati i rifiuti e portata via la nave, non ci saranno problemi per noi e per la nostra economia. Se tutto andrà bene, a livello ambientale la Concordia sarà solo una nave che ha urtato uno scoglio». Toccherà ai tecnici, quando tutto sarà finito, ripulire le acque. Ad oggi è impossibile sapere come intervenire visto che non si conosce il tipo di contaminazione che attaccherà le acque.

