Rovigo: Impianto a biogas di Sarzano, ora tocca a Piva decidere cosa fare.
Il progetto è naufragato già due volte. Il sindaco ancora non si pronuncia.
Il separatore di rifiuti di Sarzano e nel tondo sotto il sindaco, Bruno Piva. In alto a destra l'ex assessore all'ambiente Nadia Romeo
LA PAURA dei comitati e dei cattivi odori ha stroncato sul nascere la centrale a biogas di Sarzano sia quando sindaco era Paolo Avezzù, sia quando era Fausto Merchiori. Ma Avezzù ha visto arrivare la proposta solo nell'ultimo periodo del suo mandato mentre sul tavolo dell'assessore all'ambiente della giunta Merchiori, Nadia Romeo, l'iter si è bloccato per 5 anni. Ora sta a Bruno Piva affrontare la questione. Il Consorzio Rsu già 7 anni fa aveva in progetto la costruzione di un impianto a biogas da realizzare a fianco al separatore di Sarzano, all'interno del territorio comunale di Rovigo. Avrebbe dovuto raccogliere tutta la frazione umida dei rifiuti prodotti da tutti i 50 comuni della provinicia di Rovigo. L'umido, chiuso dentro dei digestori anaerobici, fermentando rilascia gas metano e come scarto del 'digestato'. Con la frazione umida di tutto il Polesine si sarebbe potuta costruire una centrale da 1 mega watt di potenza. Bruciando il metano dunque si produce energia elettrica sufficiente per servire dalle 300 alle 400 abitazioni. Non solo ma a fianco al mega watt di potenza elettrica resterebbe da sfruttare un altro mega watt termico che con una rete di teleriscaldamento avrebbe potuto servire buona parte delle abitazioni di tutta la frazione di Sarzano. Ma il costo per metro lineare dei tubi per questo tipo di impianto è di circa 400 euro, sono a doppia mandata. L'investimento, nel business plan del Consorzio Rsu e di Ecogest (la società pubblica che gestisce in house il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti nei 50 comuni polesani meno Rovigo) era di circa 11 milioni di euro e comprendeva anche la necessaria reindustrializzazione del separatore di Sarzano. Ma oltre al calore e all'energia elettrica prodotte dalla centrale a biogas ci sarebbe stata anche la possibilità di utilizzare il digestato per produrre compost di qualità all'interno del separatore per un totale ci circa 15 o 20 mila tonnellate da smaltire come concime organico sui campi da coltivare. Certo, anche se all'interno dei digestori l'umido è sigillato, nel momento del versamento si rilasciano cattivi odori. Inevitabilmente si formerebbero i comitati di cittadini e la politica rodigina, ad oggi, ha rinunciato a questo investimento per paura delle conseguenze elettorali. Ma oggi c'è un problema in più. Il decreto Monti sulle liberalizzazioni non consentirebbe al Consorzio di gestire 'in house' l'impianto. Sarebbe necessario l'ingresso in società di un privato da scegliere tramite gara pubblica.

